Onorevoli colleghi, ci hanno beccato. L’emendamento salva-manager, dico. Pazzesco. Eppure era difficile. Come diavolo hanno fatto a capire che una frase assurda come “le dichiarazioni dello stato di insolvenza a norma dell’art. 4, comma primo, e dell’art. 3, comma terzo, del presente decreto e dell’art. 3 e dell’art. 82 del decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270, sono equiparate alla dichiarazione ai fini dell’applicazione delle disposizioni dei capi I, II e IV del titolo VI della legge R.D. 16 marzo 1942, n. 267 e successive modificazioni ed integrazioni solo nell’ipotesi in cui intervenga una conversione dell’amministrazione straordinaria in corso o al termine della procedura ovvero nell’ipotesi di accertata falsità dei documenti posti a base dell’ammissione alla procedura” significava soltanto “il signor Tanzi è amico nostro e quindi non va in galera”?
Cari elettori, perdonatemi ma sono giorni frenetici per noi politici, siamo impegnati a salvare l’economia e i vostri risparmi: a questo scopo, proprio ora sto al cellulare con un importante banchiere. Scusate. Alla prossima. Alessandro? Alessandro, dai, te l’ho già detto cento volte, non devi preoccuparti, se ti andasse male ci pensiamo noi… Sì, sì, ti salviamo. Adesso però smettila di piangere… E lo so, ne hai fatte di cazzate negli ultimi anni, ma cosa vuoi che sia… Casomai nazionalizziamo tutto e… Ma sì, dì ai tuoi manager di star tranquilli, alla peggio licenziamo solo gli impiegati…… Scusa un attimo: elettori, andate pure, non vedete che sono al telefono? Oh, bravi, a domani. Ale? Ci sei ancora? Niente, erano quei rompicoglioni dei contribuenti, povere bestie, cosa vuoi che capiscano. Abbi pazienza, tutto sommato saranno loro a pagare i tuoi casini…
Cari elettori, alcuni di voi mi scrivono per domandarmi come funziona questa cosa dei pianisti, quelli che schiacciano i pulsanti per i colleghi assenteisti. Ebbene, credetemi con voi sono sincero: io non lo so come funziona. Ve lo giuro. Non ne ho la minima idea. Da quando sono stato eletto, cioè da aprile, non ho mai dico MAI fatto il pianista. Nemmeno una volta. Né ho avuto occasione di farlo. Ma se proprio volete togliervi questa curiosità, be’, chiedete al gentilissimo collega che da sei mesi vota al mio posto.
Onorevoli Colleghi, ho saputo che il Ministero della Pubblica Istruzione intende stanziare trenta milioni di euro nell’acquisto di quindicimila modelli da 2.000 euro cadauno di una innovativa tecnologia chiamata ”Lavagna Multimediale”. Che se non ho capito male consiste in un semplice piccì collegato a un proiettore. Bene, colleghi volevo solo dirvi questo: ieri mio cognato era all’Auchan e dice che questo mese c’è la promozione: con soli 1.500 euro ti danno computer, proiettore e se insisti forse pure il tappettino per il mouse. Insomma, magari prima fateci pensiero, ecco.
Dunque. A che punto siamo. Il resto del paese, francamente lo ignoro.
I giornali, pare stiano chiudendo. Sembra sia una questione di mancato ri-finanziamento. D’altronde, se un giornale campa di sovvenzioni pubbliche, di mecenatismo di un privato nonché di lettori ed abbiamo uno stato che tira la cinghia, un privato che corre in banca prima che la banca fallisca a ritirare tutti i suoi risparmi, e giornali che vendono anche meno di Giornalettismo ci sarà un perché logico alla serrata, vi pare.
Resteremo in balìa dei ragazzini o peggio dei giornalisti che scrivono sui blog.
Senza controllo editoriale, tutto il brodo primordiale del non detto ci sommergerà.
Siamo al punto che occorre (ris)partire daccapo.
Speriamo solo che Ciarrapico ci abbia aspettato dove l’ultima volta l’abbiamo lasciato andare. Al varco.
Per colpa dei Lemon Sound, i quali l’hanno mandata in mi-nie-ra, ho dovuto ri-occuparmi di lei, della ex Deficiente. Chi ? Al secolo, la G(iand)uia Soncini. Chi è Guia Soncini ? Presto detto. Guia Soncini è l’inventora del soncinismo, quella cosa che all’inizio devi decidere cosa sia ed alla fine non serve a niente perché nessuno riesce a decidersi a dirlo o a ricordarsi di farlo. Guia Soncini è, come gli amanti del genere sanno, la giornalista che in tutta libera coscienza scrisse per ordine di Giuliano Ferrara (il quale odia la rasatura del web come la lirica dei giornali ama la propria barba) che chi scrive on line aggratis è un segaiolo senza editore. Giusto. Fu licenziata poi da Giuliano Ferrara, sempre per la solita scemenza, volevo dire, coscienza. Ora ha un libro da vendere in un blog e fa meno shopping: segata da autore, per onore, ma con editore. Cioè ? Ha rifatto il trucco.
Ora non cominciamo col solito dibattito sul passaggio da giovane promessa a solito stronzo senza passare neanche per sogno un giorno da venerato maestro.
Mario Adinolfi ha di bello che è uno che si indigna. E spesso. E chi lo segue lo sa. Non è passato giorno, mese, anno da quando lo scelsi, grasso su cui scivoli via la morte, come mia dichiarazione di vitalità al mondo che Poro Mario non si sia asciugato sulla fronte il sale cosparso sulle nostre ferite. Le emergenze del mondo. E sia.
Marione ha di bello che è casa di vetro per sé come lo vorrebbe per gli altri. Prendetelo ultimamente.
Tutto un “ci indigniamo almeno per questo ? vi sembra normale ? (lo) diciamo ?” sia per la rava che per la fava, come non fosse finito tutto e ci fosse ancora una speranza.
Ora non è che cominciamo eh. Il solito dibattito sul passaggio a Red Tv suo senza voler passare, noi, manco un secondo da paese normale.
E’ successo questo. Che la Merkel ha assicurato i depositi bancari del suo paese dando a garanzia la credibilità del suo stato. E che poi le borse americane siano crollate. E’ successo e succederà sempre così, uguale. Garantisce uno, svacca l’altro. E tutto si fa sempre più chiuso. Berluskoni mantiene la calma ? Risparmio nel panico. Veltroni non mantiene il controllo ? Unicredit deflagra. Schifani basta che respiri ? Wall Street crepa. Da non credersi. Da non capirci più nulla. Uno pensa, ma se è tutto a posto e i governanti, ombra o anche meno, scendono in campo, a nome nostro, di persona dovrà pure finire questa crisi di sfiducia. Questo andare allo sbaraglio. Questa corsa al baratro, anziché all’oro. Anche perché non te la spiegano tutta. Ti continuano a dire che è il ’29, quando tutto al più questo pomparsi a vicenda tra le banche e lo stato a porte chiuse va avanti di quarant’anni.















